Per fare le cose bene bisogna avere Piacenza

28.7.15

Tappa 4 – Orio Litta – Pittolo

Quando alle 6 in punto suona la sveglia, la fibrillazione sta già aleggiando nell’aria.
Abbiamo un appuntamento importante da rispettare, uno di quegli appuntamenti che sai che ti capiteranno una volta sola: dobbiamo far traghettare le nostre anime di pellegrini (che lentamente si stanno purificando dal peccato) da una sponda all’altra del Po. Il nostro Caronte è il fantomatico signor Danilo sul cui conto a Orio Litta aleggiano leggende mitologiche.

Lasciamo quindi in fretta e furia la torre dove abbiamo dormito, spostandoci presso una torrefazione che ci dia un caffé per svegliarci.


Il misticismo e la ricerca interiore comunque si sentono nell’aria. Ovunque ci giriamo ci sono campi di mais e questa visione ci fa riflettere profondamente.

Arriviamo ad una conclusione esistenziale: NELLA VITA, MAI DIRE MAIS.


Subito dopo aver attraversato Corte Sant’Andrea, sobborgo utilizzato come set per diversi film di ambientazione post catastrofe atomica mondiale,  si staglia davanti a noi, come una muraglia, l’argine del Po. Lo scaliamo e dall’altro lato troviamo il  traghettatore delle nostre anime, Danilo.


Danilo ci fa salire in barca con molta attenzione e professionalità: sembra un tipo taciturno.

Si accendono i motori e noi ne approfittiamo per scattarci l’immancabile selfie di rito.

Da prua a poppa: lo sforzo di scatta il selfie, l’incontenibile gioia di Danilo, gli occhi pieni di fiducia di Marco e Francesco

C’è anche tempo per un omaggio al monumento dedicato a Pocahontas, annegata tragicamente qualche anno fa dopo un attacco alla sua canoa da parte di una ronda padana che la credeva una profuga clandestina in cerca di fortuna in Italia.

Finito il breve tratto di navigazione Danilo ci dice di seguirlo a casa sua per lasciarci il timbro sulle nostre credenziali del pellegrino. In quel momento, lì di fianco c’è una piccola baracca di legno e noi, come i più classici degli sgargiantoni, gli facciamo la battutona: < Qual è, quella?> (riferendoci alla baracca).
Lui ci risponde con un ferale dato statistico: 7 pellegrini su 10 gli fanno esattamente questa stessa battuta. Ma sarà proprio la battuta di scarsa originalità che fungerà da formula magica per attivare Danilo e la sua proverbiale loquacità.

Quando poi si inizia a parlare di lentezza e lavoro, Danilo diventa una gioielleria di perle di saggezza.
(A breve anche reperti video sul l’incontro)

Danilo, il Tinto Brass del guado

Salutato Danilo dopo essere stati a casa sua (quella vera, stupenda), siamo ufficialmente in provincia di Piacenza.

Veniamo storditi dalla combinazione asfalto+caldo che sembra continuare a ripetersi in loop.

  

Iniziano le allucinazioni e così vediamo prima una base di lancio per missili aerospaziali…

… poi assistiamo alla nascita del movimento SI TAV, che vorrebbe l’alta velocità anche tra Calendasco e San Nicolò a Trebbia.


C’è anche il tempo per un rinfrescante tuffo nel Trebbia, in prossimità del ponte per Piacenza.


Entrati nella periferia di Piacenza, riceviamo chiari segnali divini che ci convincono che forse non è il caso di fermarsi per la notte nel capoluogo.

  

Andiamo avanti, fino a Pittolo, dove la signora Maria Grazia ci preparerà un piatto di pisarei e fasò a dir poco paradisiaco.


Come volevasi dimostrare: bastava avere Piacenza.
Tracciato Runkeeper: http://rnkpr.com/aa9zefk

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